Luca Lorenzetti

Yesterday is history, tomorrow is mistery, today is a gift (E. Roosevelt)

Settimana di fuoco tra IFG, Smau e Cartacanta

Archiviato in: eventi — Luca at 10:37 pm on Mercoledì, Settembre 27, 2006

smau2006-thumb.gifLa prossima settimana sarà densa di impegni lavorativi. Sono stato invitato dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche a tenere all’IFG di Urbino mercoledì 4 ottobre un breve modulo didattico sul giornalismo online, all’interno del corso di formazione per i colleghi praticanti che si stanno preparando a sostenere l’esame di ablitazione professionale. E’ la prima volta che in un corso del genere viene inserita una lezione sul giornalismo on line e sulle nuove frontiere della professione.
Quindi, nel pomeriggio, prenderò il treno per Milano, dove il giorno dopo, 5 ottobre, sarò presente al convegno organizzato da Blogosfere e AdMaiora dal titolo Blog e Informazione: quali opportunità per le aziende?”, che si inserisce tra gli eventi in programma a Smau 2006.
Infine, nel weekend, farò certamente un salto a Cartacanta, la fiera di Civitanova Marche dedicata a tutto ciò che è di carta e al mondo della piccola editoria, dove probabilmente incontrerò Giampiero, il direttore di Inchiostro.
Se qualcuno di voi ha in programma una visita allo Smau o a Cartacanta, fatevi vivi via email, che ci si organizza.

Squisito 2006: racconti e resoconti

Archiviato in: media, Blog — Luca at 5:41 pm on Mercoledì, Settembre 27, 2006

Il blogcafé di Squisito 2006Domenica pomeriggio sono stato al convegno “Fenomeno Blog: è vera innovazione?“, che si è svolto a San Patrignano, all’interno delle manifestazioni previste nel cartellone di Squisito! 2006.
E’ stato un evento piacevole, e ho conosciuto persone interessanti. Sono stati sollevate molte questioni e suggeriti diversi spunti di riflessione.
Su Pandemia trovate il mio breve resoconto del convegno.
Su Gomarche c’è un articolo a proposito della presenza delle tipicità marchigiane nel contesto della fiera, che ho avuto modo di scoprire subito dopo il convegno.
Su Flick ho caricato alcune foto del Blog Café.

Metro-poli nella blogo-sfera: il web è blocale

Archiviato in: media, Blog — Luca at 5:17 pm on Mercoledì, Settembre 27, 2006

Ho appena letto che il network di Blogo.it ha stretto una partnership con Metro, il quotidiano free press più letto nel mondo, e ha promosso due blog “metropolitani”: 02blog.it e 06blog.it, che sono online da venerdì scorso.
Istintivamente, non ho potuto fare a meno di associare i nomi scelti per i nuovi blog con il circuito di magazine di Edizioni Zero, che utilizza sempre il prefisso delle città come identificativo geografico. Ma, a quanto pare, non esiste alcun collegamento tra i due network. Ad ogni modo, ai promotori del progetto va il mio personale in bocca al lupo, perché mi sembra ci siano i presupposti per un prodotto editoriale originale e vincente.
Sul fronte dell’integrazione tra stampa e blog, anche l’Anso ha un progetto in cantiere, ma ancora non posso parlarne nel dettaglio. Potrò essere più preciso tra qualche giorno.
Sembra quindi che Blogcity sia destinato ad essere in buona compagnia, nei prossimi mesi. A proposito Stefanoquesti li conoscevi?

Cose che racconterò ai nipoti

Archiviato in: media — Luca at 8:29 pm on Martedì, Settembre 26, 2006

il mio primo, prelibato, pasto svedeseIeri mattina sono stato alla conferenza stampa di presentazione del nuovo store Ikea (chiamarlo negozio è effettivamente riduttivo) ad Ancona. Che si trattasse di un evento di non poco conto era dimostrato dal fatto che c’era la stampa marchigiana al gran completo: quotidiani, radio, tv e - pensate un po’ - perfino il presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche. Diciamo pure che praticamente mancava solo il Vescovo - che, peraltro, sarebbe stata una presenza niente affatto improbabile, visto che uno dei parcheggi del nuovo store di Camerano è stato ricavato su un terreno preso in affitto dalla Santa Casa di Loreto.

Poco prima dell’inizio della conferenza, mi sono reso conto che avevo la macchina digitale con le batterie completamente scariche. Una delle mie solite performance, per capirci. Devo dire che è bastato far presente l’inconveniente a una delle ragazze dello staff, per avere in men che non si dica quattro batterie nuove fiammanti. Davvero molto cortesi ed efficienti, grazie.

Dopo la conferenza stampa, che è durata poco più di un’ora, il responsabile relazioni esterne di Ikea Italia, Valerio di Bussolo, ha fatto gli “onori di casa” accompagnando i giornalisti in una visita guidata allo store, che era ancora deserto. La cosa aveva il sapore di un evento storico, perché immagino che nei prossimi mille anni questa circostanza, verosimilmente, si verificherà sì e no a notte fonda. Mentre seguivamo il nostro cicerone, ho sorriso alla battuta di un ragazzo del Carlino: “Bene. Adesso sappiamo dove andranno gli anconetani a passeggiare il sabato pomeriggio”, ha detto sottovoce ad una collega.
Una volta conclusa la visita, siamo stati gentilmente invitati a rimanere a pranzo, e a provare il menu dell’unico ristorante scandinavo nelle Marche. Potevo forse rifiutare? Non sia mai!
Nella foto che vedete sopra ho voluto immortalare il mio primo, prelibato, pasto svedese.

Questi dell’Ikea, non c’è che dire, sono bravi. Solo un esempio: nella cartella stampa abbiamo trovato un piccolo taccuino con scritto sulla copertina: “Ero un catalogo IKEA. Sono un quadernetto per appuntamenti e appunti, sarò un libro di favole.” Ci hanno spiegato che è prodotto con la carta riciclata dei vecchi cataloghi. Ottimo esempio di educazione ambientale.

Link: L’articolo su Gomarche e la foto gallery commentata su Flickr.

Nessun commento, ovvero la parabola di Mary Poppins

Archiviato in: Blog — Luca at 9:48 pm on Sabato, Settembre 16, 2006

Mary PoppinsIeri sera, mentre facevo compagnia a Melania che guardava per la milionesima volta Mary Poppins, mi sono soffermato su un particolare che, fino a quel momento, mi era sembrato del tutto insignificante. La storia la conoscete tutti: Bert, lo spazzacamino tuttofare, cerca di sbarcare il lunario arrangiandosi in mille lavoretti diversi. Un giorno Mary Poppins e i bambini Banks vanno a trovarlo al parco, e lui è lì che espone in bella vista i suoi disegni sul selciato. Ha fatto proprio dei bei disegni, ma nonostante questo il cappello delle elemosine è ancora vuoto. Allora il nostro Bert, che è uno che ormai ha imparato a stare al mondo, che fa? Prende un paio di monetine dalla tasca, e le butta nel cappello. E sorride: ora la situazione non è così desolante, e l’impressione un po’ più decorosa. Nient’altro che un’abile mossa di marketing, alla fine: i passanti penseranno che se qualcuno ha lasciato un obolo, è molto probabile che quello che ha fatto Bert sia degno di una qualche attenzione.

Nella mia testa, ho ricollegato questa scena ad una chiacchierata che avevo fatto il giorno prima con Betto Liberati, responsabile editoriale de IlQuotidiano.it. Si parlava di commenti agli articoli, funzionalità, questa, non ancora integrata nel suo giornale online. Betto lamentava il fatto che secondo lui “quando vedi un articolo con scritto sotto ‘Commenti: 0′, è desolante”.
Betto, dunque, è uno di quelli che, passando davanti ai disegni di Bert lo spazzacamino, li giudicherebbe non proprio apprezzabili, se nemmeno un passante ha voluto lasciare una moneta. Se ci pensate, è la stessa cosa. Del resto, però, a noi servono quei commenti nella stessa misura in cui allo spazzacamino servono quei pochi spiccioli nel cappello: è piacevole quando ce li trovi, ma non ci cambiano la vita.

Personalmente, da lettore, non ho la stessa impressione di fronte ad un post o a un articolo senza commenti: non tutti i lettori hanno bisogno di dire la propria su tutto, né tutto ciò che scriviamo ha in sé il seme di un dibattito o di una discussione. Questo però non significa che il contenuto non sia stato letto, apprezzato o criticato. Non è un caso infatti che siano nati di recente servizi come oknotizie, che permettono di misurare l’apprezzamento di un post o di un articolo, con una semplice scelta tra due opzioni: mi è piaciuto, non mi è piaciuto. Niente dibattito, dunque, ma comunque una cartina al tornasole che ci aiuta a misurare il feedback dei lettori.

Rimane, però, la questione dell’immagine: in effetti nemmeno a me piacciono i template che visualizzano la voce “commenti: 0″ in prossimità di un post. Ce l’ho su Lemarcheonline e spero di cambiarlo appena
possibile. Preferisco decisamente chi ci ha lavorato un po’ sopra, e visualizza messaggi tipo “Ancora nessun commento. Vuoi essere il primo?” che mi sembra una strategia decisamente più feconda e propositiva. Anche sull’Itunes Music Store i clienti possono scrivere la recensione di un album, di un video o di un singolo brano. Ma se nessuno ha ancora scritto nulla, non compare la voce “Recensioni: 0″, ma piuttosto “Scrivi tu la prima recensione”, con accanto una freccetta che invita subito al clic.
Certo, bisogna sforzarsi per riuscire ad applicare questa strategia al cappello di Bert, ma su questo ovviamente… aspetto i vostri commenti.

Una melodia per Oriana Fallaci

Archiviato in: media — Luca at 2:59 pm on Venerdì, Settembre 15, 2006

GreensleevesSto leggendo, ovunque, la notizia. La Fallaci per me, così lontano da lei per età e formazione, è sempre stata un personaggio austero, monolitico, inarrivabile. Come i suoi libri, rilegati e brossurati come il Codice Civile o Guerra e Pace.
Mi ricordo che da bambino, nella piccola biblioteca di casa, guardavo con riverenza e soggezione alle prime edizioni di “Intervista con la storia” e di “Lettera a un bambino mai nato”, e mi chiedevo, timoroso, se un giorno sarei mai riuscito a leggere un libro con tutte quelle pagine.
Questa veste editoriale ritorna anche per l’ultima Trilogia. Rizzoli ha insistito nuovamente nel voler dare al suo lavoro un aspetto da pesante tomo universitario.
In realtà, la sua è una scrittura molto lucida e potente, al di là del messaggio ideologico e politico.

Poco fa, in un thread di commenti che si è aperto sotto questo articolo sul Barbiere, ho letto il bellissimo racconto di una giornalista fiorentina che intervistò molti anni fa la Fallaci. C’è riportato un aneddoto che, finalmente, mi regala un’immagine intensa e spirituale di questa donna, lontana dallo stereotipo nel quale l’avevo rinchiusa: “Non ero d’accordo con lei su nulla…ma stamani sono triste. Ricordo un incontro, un’intervista di tanti anni fa […] lei già mostro sacro, io giovane -allora -cronista preoccupata di doversi confrontare e forse scontrare con un personaggio così impegnativo […]. A salvare la situazione è stato il mio accento fiorentino, impercettibile per tutti salvo che per una concittadina: abbiamo finito col parlare della “nostra” città, alla fine mi ha abbracciata e mi ha detto che al suo funerale avrebbe voluto far suonare “Greensleeves”, una malinconica melodia irlandese. Chissà se era vero, chissà se oggi qualcuno se lo ricorda. Io stamani, nella mia mente, l’ho cantata per lei. Addio, Oriana, che tu possa trovare pace.”

Anche io amo questa canzone, che si dice sia stata composta da Re Enrico VIII d’Inghilterra per la sua amante e futura consorte Anna Bolena. Questo brano popolare è stato rivisitato da moltissimi interpreti, tra cui Enya, Marianne Faithfull, Jethro Tull e Neil Young. Io però lo conosco nella struggente versione di Loreena Mckennitt, nell’album “The visit“.
Come scrive qualcuno più sotto, sempre tra i commenti all’articolo, “E’ una musica che tocca il cuore. E’ una musica che dona pace.”
Hai scelto bene, Oriana.

Il mio 11 settembre, impossibile da dimenticare

Archiviato in: media — Luca at 3:39 pm on Lunedì, Settembre 11, 2006

settembre11.jpgRicordo molto bene cosa facevo 5 anni fa, più o meno a quest’ora.
Ero esattamente dove sono adesso: in redazione, alla mia scrivania. Appena rientrato dalla pausa pranzo. Mi arriva una telefonata da un collaboratore.
Hai visto che botto?“, chiede.
E io: “No, non ancora… sono appena tornato. Che è successo?“.
Accendi la TV“, mi dice, senza aggiungere nulla.

Peggy, mia moglie (che ancora non lo era, ci saremmo sposati pochi mesi dopo) era negli Stati Uniti, nella sua Chicago, dove si era fermata perché aveva trovato un lavoro temporaneo. Sapevo che quella mattina si sarebbe recata al lavoro, in un ufficio in pieno centro. Più tardi, nel pomeriggio, lessi che anche alcuni edifici nell’area downtown di Chicago erano stati fatti sgomberare. Provai subito a telefonare: verso gli Stati Uniti non c’era linea.
Fu solo dopo molte ore che finalmente riuscii a mettermi in contatto con sua sorella, che mi rassicurò sul fatto che lei stava bene.

Mentre scrivo mi tornano alla memoria le sensazioni che provai quel giorno di 5 anni fa. Ansia, apprensione. E terrore, lo ammetto. Per tutto quello che vidi, e per tutto ciò che quell’evento significava in quel momento.

Il giorno dopo, su Gomarche, scrivevo questo editoriale. Luca in un post oggi ricorda di come quella data possa idealmente essere ricordata come il vero “debutto mediatico” dei blog.

Twin Peaks è morta. Viva Twin Peaks

Archiviato in: tv, amici — Luca at 2:29 pm on Lunedì, Settembre 11, 2006

I segreti di Twin PeaksPer la serie “Avere trent’anni e sentirli tutti”.
Sabato sera, alla festa di compleanno di Stefano, si parlava appunto di serie tv. Eravamo io, Luca e Sheila, una simpaticissima ragazza con le treccine bionde nata nel 1986 (questo ultimo dato è tutt’altro che irrilevante, vedi seguito).
Dopo che Luca ebbe riversato su Sheila (che peraltro sembrava apprezzare non poco) una raffica di spoiler clamorosi sugli immancabili Desperate Housewives, Lost e Prison Break, il discorso cadde su Twin Peaks. Il collegamento era Kyle MacLachlan: il cinico e spietato dentista di Desperate Housewives nient’altro è che l’ex detective Cooper.
La poverina, a questo punto disorientata, se ne esce con un candido “Ma cos’è Twin Peaks!?”.
Io sono sbiancato. Ma è passato davvero così tanto tempo? Voglio dire: la domanda ‘Chi ha ucciso Laura Palmer?’ è stata il tormentone per eccellenza del pubblico televisivo degli anni ‘90. Chi non se la ricorda?
Ebbene: dovrò fare autocoscienza e farmi una ragione del fatto che le nuove generazioni non sanno cosa sia Twin Peaks. Non sarà facile.

I segreti di Twin Peaks, per i vecchietti come me, è stato davvero un fenomeno di costume. Il regista David Lynch, recentemente intervistato a Venezia dove ha ritirato un Leone d’Oro alla carriera, alla domanda “Può spiegare le ragioni dell’incredibile successo che ha avuto I segreti di Twin Peaks, diventando un vero e proprio fenomeno pop?” ha risposto “Non c’è una ragione logica per spiegare il successo di Twin Peaks“.
In effetti, a parte la bravura dello stesso Lynch, questa serie, che rimane una delle opere più innovative del regista, ha avuto un successo assolutamente clamoroso, conquistando numerosi riconoscimenti sia di pubblico che di critica (ben 3 Golden Globe), e ha raggiunto un livello di popolarità paragonabile credo solo al più recente Desperate Housewives (che, guarda caso, parla proprio degli inviolabili segreti che vengono a galla in una cittadina della provincia americana, in seguito al un misterioso omicidio di una donna).
“Twin Peaks” rimane, a mio modesto parere, il capolavoro di Lynch, con una colonna sonora, quella di Angelo Badalamenti, indimenticabile.

Allora, per tutti coloro che, come Sheila, non hanno avuto il piacere di godersi questa leggendaria serie tv, ho una notizia: da domenica 3 settembre su Fantasy (canale 132 di Sky) sono nuovamente in programmazione la prima e la seconda serie di Twin Peaks. Da lunedi 4, l’appuntamento è dal lunedi al venerdi alle 20.55.
Approfittatene, perché mentre il confanetto con tutta la prima serie è già da qualche anno disponibile in DVD, è probabile che il DVD della seconda serie non verrà mai realizzato.

Il mio aggregatore è un disgregatore

Archiviato in: tech — Luca at 11:29 am on Venerdì, Settembre 8, 2006

L’altro ieri mi è successa una cosa molto strana. Come tutti i mercoledì, da qualche settimana a questa parte, abbiamo pubblicato il podcast degli eventi di Gomarche.it. Dopo aver caricato il file mp3 sul server, inserito la notizia sul giornale, inviato una mail di avviso alle emittenti radio, ho aggiornato (a mano, perché il mio CMS non me lo permette) il feed RSS relativo.
Apro blocco note, aggiungo l’item, salvo. Carico il file xml sul server, e sovrascrivo il precedente. Quindi apro Feedreader, l’aggregatore che uso di solito, e controllo che tutto sia ok.
No, non era per niente ok. Il feed non ne voleva sapere di aggiornarsi. “Avrò sbagliato ad inserire qualcosa…la sintassi, forse.” ho pensato.

Vado per riaprire il file xml del feed… era vuoto. Non c’era nulla, neanche un puntino o uno spazio. 0 Kb. “Ma che… Ma com’è possibile?”, mi domando. Eppure l’avevo salvato e… sovrascritto sul server.
Panico.
Non avevo nessuna copia di quel file in locale, e l’unica aggiornata era appunto quella disponibile sul server.

La prima cosa che ho pensato di fare è stato di cercare su Google una copia cache del file. L’ho trovata, ma visualizzava solo il testo, e non il codice. Inutile per me.
Poi penso: Viveresenigallia ospita in home page un lettore in flash che richiama il podcast di Gomarche (grazie Michele!). Forse da qualche parte sul loro server c’è una copia cache di quel file. Ma, dopo una telefonata al loro (gentilissimo) sviluppatore, mi sono visto sfumare anche questa possibilità.

Poi penso: quel feed sul mio Feedreader si vede ancora. E se il feed - anche se non è aggiornato - si visualizza, significa che, rintanato in qualche oscuro meandro del mio pc, quel codice maledetto deve esserci per forza. No?
Beh, ho chiamato Marco, ci siamo messi di santa pazienza a vivisezionare tutti i file della cartella di Feedreader… ma niente. Dei feed lì non c’è traccia, o almeno noi non siamo stati in grado di trovare nulla.

Ma dove sta quel benedetto file? Qualcuno lo sa? E se fosse capitato a voi, geek in ascolto, cosa avreste fatto al posto mio?

P.s. io, nel frattempo, l’ho riscritto a mano…