Romecamp, ecco com’è andata
Come scrivevamo nei temi di seconda elementare, “stanchi ma contenti siamo tornati a casa”: stavolta però non era la gita di classe, ma il Romecamp. Questo di Roma per me era il primo BarCamp, e l’esperienza mi è piaciuta. Trovo che l’idea di base e la formula siano assolutamente vincenti (che meraviglia sarebbe un Barcamp sulla scrittura creativa, chi mi aiuta a organizzarlo?), a patto che si riescano a limare alcuni spigoli nella (auto)gestione dell’evento.
Si è visto il gran lavoro svolto dall’organizzazione, che mi sembra doveroso ringraziare. Sono state molte le persone che hanno offerto la propria collaborazione fattiva e concreta, e proprio grazie a loro l’evento ha avuto successo che in molti hanno riconosciuto.
Devo dire però che, per quanto ora mi è ben chiaro - avendolo visto da partecipante - il fatto che non è possibile togliere il microfono di mano alle persone durante un intervento anche se il tempo a loro disposizione è terminato, è anche vero che sono stati molto pochi i relatori in grado di autodisciplinarsi in modo da far rientrare il proprio intervento nel tempo pattuito.
Alla fine si è rivelato totalmente inutile, per me, l’essermi appuntato il mio personale palinsesto degli interventi ad inizio mattinata, perché gli orari nel tabellone dei post-it erano di fatto inattendibili. Ma al di là di questo, che se vogliamo è un dettaglio, l’accumularsi dei ritardi (si è partiti oltre 1 ora dopo rispetto al previsto) ha generato situazioni un po’ imbarazzanti, come interventi alle sei e mezzo di sera di relatori stanchi e praticamente senza pubblico.
Ad ogni modo, è stata una giornata molto intensa e ricca di spunti. L’intervento che ho seguito con più attenzione e simpatia è stato quello di Vittorio Pasteris, che a mio parere si è dimostrato un osservatore acuto e attento della blogosfera italiana (anzi, “italica”), verso la quale ha sviluppato un punto di vista sorprendentemente obiettivo per uno che, come lui, è coinvolto dall’interno nelle tematiche del Web fin da tempi non sospetti. Qui il podcast dell’intervento, e qui le slides.
Un altro intervento che ho apprezzato è stato quello di Andrea Cuius (qui l’mp3), che ha presentato Ptumpa, un portale per la condivisione di viaggi e interscambi culturali. Cuius ha dichiarato di aver realizzato il prodotto da solo e in soli quattro mesi - a quanto ho capito ha iniziato a settembre 2006 - e la cosa mi ha lasciato di stucco. Da quello che ho potuto vedere, Ptumpa è una piattaforma con grandi potenzialità di crescita, per questo faccio il mio personale in bocca al lupo all’autore.
L’intervento più accorato, per quanto non ho potuto seguire fin dall’inizio, mi è sembrato quello di Alessio Iacona, del quale - al di là dei concetti veicolati nel suo intervento, in massima parte condivisibili - mi ha colpito in particolare la frase “sono giornalista ma faccio anche il consulente della comunicazione, visto che in Italia non è possibile scrivere e basta” (quant’è vero, Alessio!).
Gli interventi che non sono riuscito a seguire, o che ho sentito solo in parte, ma che mi auguro di potermi gustare in podcast, sono quelli di Lele Dainesi, Tommaso Sorchiotti e Marco Camisani Calzolari.
Posso dire, in conclusione, che del Barcamp ho comunque apprezzato soprattutto l’atmosfera di grande libertà e creatività, e le persone coinvolte. E’ stato un grande piacere, ad esempio, conoscere Diego Magnani, Christian Conti, Andrea Beggi, Tony Siino (finalmente!), Deirdré e rivedere le amicizie e i contatti di questi ultimi anni. Un grazie particolare per la piacevole compagnia anche ai miei “compagni di viaggio” Adriano e Michele, con i quali, durante il viaggio di ritorno in treno, si è parlato dell’organizzazione del prossimo Marcamp.
Nella foto in alto: la tavolata “periferica” allo Spagoraduno a Roma, la sera prima del Barcamp.
