“Una musa antica” a Roma: Loreena McKennitt in concerto
Sto piano piano riprendendomi dall’evento di martedì sera all’Auditorium della Conciliazione a Roma, quando, insieme ad alcuni amici iscritti a Skellig, la più popolata mailing list italiana dedicata all’artista canadese, ho assistito - finalmente - alla prima tappa della tournée italiana di Loreena McKennitt. Come certamente avrete capito dagli ultimi post, definirmi un “grande fan” della McKennitt è abbastanza riduttivo. Amo questa artista e la sua musica in modo viscerale e totale, e credo ce ne siano ben pochi ai suoi livelli. Inoltre ha la mia massima stima come persona: cresciuta in campagna, figlia di un’infermiera e di un venditore di bestiame, ha iniziato la sua carriera suonando per strada; oggi ha una sua casa discografica e ha venduto 13 milioni di dischi in tutto il mondo. Da sempre è impegnata in attività e progetti a carattere benefico e umanitario. Da parte mia, credo che una persona del genere meriti il massimo rispetto.
Comunque.
Ero carico come una molla prima del concerto. Dieci anni, o quasi, che attendevo questo evento, sognando e immaginando come sarebbe stato, quali emozioni mi avrebbe fatto vivere, quali atmosfere avrebbe richiamato.
Ho aspettato a scriverne, perché - se devo dirvi la verità - nei giorni scorsi mi aveva preso una tristezza difficilmente comunicabile, perché lentamente diventavo sempre più consapevole del fatto che… il concerto era finito. E questa constatazione mi riempiva di malinconia. Quanto dovrò aspettare per vederne un altro? Nessuno lo sa. Adesso sì che capisco Michele, che per seguire il suo idolo Bruce Springsteen si è fatto qualcosa come tredici tappe della sua tournée europea l’estate scorsa.
Appena entrato nell’Auditorium ho notato la suggestiva scenografia orientaleggiante, che riprendeva l’illustrazione di copertina del suo ultimo cd “An Ancient Muse”. Martedì sera a Roma c’era una pioggia torrenziale, e la McKennitt, appena salita sul palco, ha ironizzato sulla cosa, dicendo più o meno: “Con questo tempo mi sembra di essere nel bel mezzo di un dramma di Shakespeare. E a dire il vero, come canadese mi sento un po’ responsabile…”.
Il concerto, in sé, è stato magnifico. Un’artista con una indiscutibile presenza scenica, con una voce se possibile ancora più potente e suadente di quanto sembri nelle registrazioni, e - ci giurerei da come ci parlava e da come sorrideva - una donna davvero amabile e dolce. Sentirla dal vivo è un’esperienza sicuramente da fare per chi la ama e la stima: vederla interagire con altri 9 musicisti e passare con disinvoltura dal pianoforte all’arpa e ancora alla fisarmonica, aiuta a capire ancora meglio la sua completezza come artista.
La sua musica è un amalgama perfetto di culture, suoni e tradizioni, e vedere i dieci musicisti della band suonare sul palco è l’unico modo per scomporla visivamente, e attribuire una personalità ad ogni suono, una fisionomia ad ogni strumento. E’ stato illuminante. Vicino a lei, il mitico Brian Hughes, il violinista Hugh Marsh, e al violoncello la splendida Caroline Lavelle (che donna, ragazzi…).
Dal punto di vista dell’esecuzione, a parte qualche piccola sbavatura tecnica nel suono all’inizio, il concerto a mio parere è stato perfetto. Anche la scaletta è stata totalmente rispettata, a parte “Kecharitomene”, che non è stata eseguita. I pezzi che più si fanno apprezzare dal vivo, secondo me, sono proprio quelli che coinvolgono in modo corale la quasi totalità degli strumenti, come ad esempio “Caravanserai”, “Santiago” (grandiosa, un plebiscito), e “The mummer’s dance”.
Sono certo che anche gli altri amici che ho conosciuto a Roma la pensano come me: il concerto è durato quasi due ore e mezzo, ma a me sembra che sia durato un quarto d’ora. E’ per questo che faccio fatica a pensare che sia tutto già passato… Sono stato totalmente preso dalla sua musica, e mi sono dimenticato di tutto il resto, almeno per quelle due ore.
Un consiglio per i fan che la vedranno stasera alla tappa conclusiva di Firenze: non fatevi scappare il DVD “Nights from the Alhambra”. E’ un’esclusiva del tour e non è ancora disponibile nei negozi. E’ vero che costa 30 euro, ma oltre al DVD - superlativo - c’è anche un doppio CD con la registrazione audio del concerto, dove tra l’altro è presente un brano bellissimo e, credo, inedito che si chiama “Raglan Road”. Al banchetto del merchandising potete anche trovare magliette e locandine ufficiali del tour, oltre a delle foto autografate in originale (che ovviamente non ho potuto lasciare lì…). Ieri Fabio ha fatto un bel resoconto del concerto di Bologna.
Come dicevano gli amici di Skellig poco prima del concerto, la McKennit non è per tutti. Ed è vero, ma va bene così. Oltretutto credo che si possa arrivare ad apprezzarla sul serio solo se la si scopre da soli. Per me, almeno, è stato così. Non è una da rotazione radiofonica, anche se è conosciuta in tutto il mondo. Per ascoltarla in profondità bisogna essere disposti a partire per un viaggio. Perché questa è la sua musica: un meraviglioso viaggio nella storia e nelle culture più antiche e affascinanti del mondo, tra Oriente e Occidente.
Cast your eyes on the ocean
Cast your soul to the sea
When the dark night seems endless
Please remember me
(Loreena McKennitt - Dante’s Prayer)
